Falsche Bewegung
A mobile phone photography project
The Falsche Bewegung project (named after the Wim Wenders film, translated into Italian as Falso Movimento) stems from an in-depth knowledge of an algorithm, available on some phones, which allows the immobile parts of a subject to remain still and sharp, while those in motion are rendered through a blurred, “silky” effect.
The addition of specific, tested camera movements during shooting allows the blur to be applied to some of the stationary parts of the subjects represented, in an improper use of the algorithm.
The mixture of blurred and still, of sharp and defined as opposed to blurred and indistinct, is surprising, especially when applied to architecture, a subject that is immobile by nature.
In the representation of built space, we are used to seeing movement, if anything, in people, cars, and vegetation; but if a building or part of it is moving, we spontaneously ask ourselves how this is possible.
The first, instinctive responses would suggest photo editing with Photoshop or the intervention of Artificial Intelligence.
The explanation, which remains deliberately incomplete because I want to retain exclusive authorship, is that it is indeed a retouch, but one performed in real time by the algorithm based on my manual intervention, which determined the movement, its direction, its duration, and its extent.
Il progetto Falsche Bewegung (dal titolo del film di Wim Wenders, tradotto in italiano come Falso Movimento) nasce dalla conoscenza approfondita di un algoritmo, reperibile in alcuni telefoni, che consente di mantenere ferme e nitide le parti immobili di un soggetto e di raccontare quelle in movimento attraverso un effetto di mosso sfumato, "setoso".
L'aggiunta di specifici e sperimentati movimenti di macchina durante lo scatto consente di ottenere, in un uso improprio dell'algoritmo, che il mosso si applichi anche ad alcune delle parti ferme dei soggetti rappresentati.
La mescolanza di mosso e fermo, di nitido e descritto in opposizione a sfumato e indistinto, soprattutto quando applicata all'architettura, soggetto per sua natura immobile, risulta sorprendente.
Nella rappresentazione dello spazio edificato siamo abituati a vedere mosse, eventualmente, le persone, le auto, la vegetazione; ma se a muoversi è un palazzo o una sua porzione, sorge in noi spontanea la domanda su come sia possibile che questo accada.
Le prime risposte, istintive, indicherebbero interventi di fotoritocco con Photoshop o l'intervento di una Intelligenza Artificiale.
La spiegazione, che rimane volutamente non esaustiva, perché a questa paternità esclusiva io tengo, è che si tratta effettivamente di un ritocco, operato però in tempo reale dall'algoritmo a partire dal mio intervento manuale, autoriale nella scelta del movimento, della sua direzione, della sua durata, della sua entità.



















