Piazza Aldo Moro
Metà veneziano metà ferrarese per stile delle costruzioni, Villadose (Rovigo) è un tipico comune agricolo del Polesine. Sul margine della piazza, profondamente segnata dal linguaggio progettuale degli anni ’80, si affacciano il palazzo sede municipale Ca’ Patella, dall’altro la sala civica edificata alla fine degli anni Novanta. Lo spazio urbano si presenta come un sistema disegnato con decisione, ma in parte trascurato e non più allineato alle esigenze attuali. Alcuni elementi architettonici, un tempo significativi, appaiono oggi dissonanti rispetto a una visione contemporanea dello spazio collettivo.
Il progetto nasce dalla necessità di intervenire su un luogo caratterizzato da una viabilità pensata per favorire le automobili, che frammenta l’area e ostacola la fruizione pedonale. Questa configurazione, ormai superata, continua però a influenzare la forma dello spazio urbano. La proposta progettuale si muove dunque in una logica di transizione, introducendo modifiche che possono convivere con l’assetto esistente, ma che al tempo stesso ne suggeriscono un’evoluzione possibile. Una delle azioni principali consiste nell’estensione del bordo pedonale ogniqualvolta la strada venga chiusa al traffico, riappropriandosi simbolicamente e funzionalmente dello spazio pubblico.
L’intervento tiene conto anche delle richieste dell’amministrazione comunale, tra cui l’eliminazione della vasca semicircolare, giudicata ingombrante e poco funzionale. Il budget disponibile – poco più di 200 euro al metro quadrato – impone scelte oculate e un processo di progettazione capace di coniugare efficienza, qualità e sostenibilità economica.
Alla base del progetto vi sono alcune considerazioni chiave: la piazza, nella sua attuale configurazione, presenta una forte impronta materica, quasi monumentale ed è il risultato del lavoro di un architetto-scultore che ha saputo interpretare e tradurre in forma la cultura progettuale del proprio tempo. Tuttavia, la nuova visione dello spazio urbano richiede un linguaggio più sobrio, più permeabile, anche in senso letterale. Non è più accettabile, oggi, aumentare le superfici impermeabili in un contesto in cui le piogge intense sono sempre più frequenti: lo spazio pubblico deve diventare anche uno strumento di adattamento climatico.
Da qui nasce la scelta di affrontare la ridondanza dei manufatti esistenti non con un rifiuto netto, ma cercando una continuità materica e cromatica con l’ambiente circostante, in particolare con il fronte di Ca’ Patella. Il nuovo disegno introduce un piano pavimentale monocromatico da cui emergono alcuni elementi monolitici, in un equilibrio tra presenza e leggerezza. La luce posta sotto la seduta contribuisce ulteriormente, facendo apparire gli elementi come sospesi e amplificando la percezione dello spazio.
Il materiale scelto per la nuova superficie è un cemento architettonico drenante e passivato, una soluzione che garantisce prestazioni elevate sotto diversi aspetti: capacità drenante, riduzione dell’effetto isola di calore, visibilità notturna, posa a freddo, e soprattutto un costo compatibile con le risorse disponibili. La superficie viene definita da bordi in binderi e cordonate in botticino, che conferiscono ordine e qualità formale all’intervento.
Uno degli obiettivi centrali del progetto è quello di superare il confine rigido tra parte pedonale e parte carrabile, introducendo linee di continuità e punti di contatto. In questo superamento si manifesta il cambiamento: non solo un nuovo materiale o una diversa disposizione, ma una trasformazione del modo in cui lo spazio urbano viene abitato, attraversato, condiviso.











