Il progetto Truthehole si configura come una macchina fotografica a scala umana, nella quale i visitatori possono entrare e circolare. Utilizzando il principio ottico della camera oscura vengono proiettate all'interno di un ambiente immerso nel buio immagini del palazzo nel quale l'installazione è collocata, immagini che sono per loro natura vive e dinamiche, costituite da un fascio di fotoni che connette continuamente l'osservatore alla realtà. Ad effetti suggestivi – la volumetria irregolare degli spazi deforma le proiezioni provenienti dall'esterno, già di per sé capovolte grazie alle leggi ottiche – si accompagna un ricco portato simbolico, che va dall'inversione del naturale rapporto tra luce ed ombra (qui l'oscurità diventa condizione necessaria alla percezione), ai richiami al mito della caverna di Platone, sino ad una metaforica critica al mondo dell'architettura contemporanea, dove più che la realtà fisica dell'edificio conta l'immagine che il pubblico riceve dai media.







